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 VLADO KRESLIN
Per circa vent'anni Vlado Kreslin, è stato al centro della scena della musica popolare Slovena. Iniziò come cantante in un gruppo rock - Martin Krpan - fino ad affrancarsi come solista grazie alla composizione di indimenticabili canzoni. Considerato una sorta di Fabrizio De André sloveno Vlado Kreslin ha alle spalle trent'anni di musica rock'n'roll. La sua carriera come autore è iniziata invece circa dieci anni fa. Contemporaneamente alla composizione si è dedicato alla ricerca delle origini della tradizione musicale di Prekmurje, la regione slovena dove è nato. La sua partecipazione alla Beltinska Banda (storico gruppo formato da cantanti e musicisti di Prekmurje, il cui membro più anziano, il contrabbassista Jouzek è nato nel 1905) gli ha permesso di arricchire il repertorio musicale con brani folk della regione. Nel frattempo Vlado Kreslin ha messo insieme un numero di giovani musicisti, formando la band Mali Bogovi (Little Gods), con cui si esibisce presentando le sue canzoni attraverso i più celebri arrangiamenti rock uniti al tocco delle pianeggianti terre di Prekmurje. Spesso i membri di Mali Bogovi si uniscono a Beltinska Banda sul palco e in questo modo la musica continua ad attraversare come un ponte secoli e tradizioni. Nel 1998 ha realizzato l'album Muzika a cui hanno partecipato gli amici Musicisti Istriani, Beltinska banda, Hans Theessink, una banda di rifugiati bosniaci Vali, Lidija Bajuk (la cantante folk croata che ha aperto i concerti di Lubiana e in Croazia di Joan Baez), e Sukar una banda slovena di musica gipsy. E' proprio vero, Vlado Kreslin, l'amico di Alla Taylor, con la sua chitarra nera ha scritto e interpretato musica per almeno tre generazioni di sloveni.

Negli album e ai concerti si esibisce e incide assieme a musicisti e gruppi sloveni ed internazionali: Vlatko Stefanovski, Rade Šerbedžija,Vlada Divljan, Arsen Dedić, Hans Theessink, Beppe Gambetta, Gabriella Gabrielli, Zuf de Zur, Mario Incudine, Luzilla Galeazzi, Allan Taylor, Dubliners, R.E.M. I suoi brani sono ripresi e interpretati da musicisti e gruppi come i Parni Valjak, Siddharta e The Walkabouts. Vlado Kreslin ha fatto innumerevoli tournée ed ha partecipato a moltissimi festival in tutto il mondo. Per due volte ha introdotto i concerti di Bob Dylan. Ha anche recitato al teatro al cinema e pubblicato un libro di poesie. Da vent'anni i suoi concerti di Natale, tre concerti in tre serate, fanno il tutto esaurito al piu grande teatro di Lubiana e rappresentano un vero e proprio evento culturale per i suoi fans ed il pubblico che lo segue numeroso.

 PRESS

 TESTI DELLE CANZONI

Daleč je moj rojstni kraj

Slika že rumeni,
slika, tvoji in ti,
čeveljčki in nov gvant, gibanica diši,
pa tvoja mama,
tak lejpa tak šlank!

Kdo je mož, ki sedi
in dekle, ki te v naročju drži?
Tu stoji zdaj nov blok,
vse kot včeraj se zdi,
si bil pa res srčkan otrok!

Daleč je,daleč,
daleč je zdaj,
moj začetek in moj rojstni kraj.

Nad hribe spušča se mrak
zdaj prižigam luči,
dolga leta so sprala
mi lesk iz oči
in slika vsak dan
bolj bledi.

Daleč je, daleč
daleč je zdaj
moj začetek in moj rojstni kraj!

Lontano e il mio paese natio

La foto sta gia ingiallendo,
la foto, i tuoi e tu.
Le scarpette e il vestito nuovo, il dolce fragrante,
e tua madre,
cosi bella, cosi snella!

Chi e l’uomo seduto
e la ragazza che ti tiene in braccio?
Oggi qui c’e un nuovo condominio,
tutto sembra come ieri.
Eri davvero un bel bambino!

Lontano, lontano,
lontano e adesso
il mio inizio e il mio paese natio.

Sui monti cala il crepuscolo,
ora accendo le luci.
Lunghi anni hanno spento
il luccichio nei miei occhi
e la foto sbiadisce 
ogni giorno di piu.

Lontano, lontano,
lontano e adesso
il mio inizio e il mio paese natio.

(traduzione Sara Terpin)


Preko Mure

Lahko bi bila idealen par
z diplomami in otroki
tudi to ima svoj car
komaj zdaj vem
s krediti in obroki.

Zmeraj si bila vecja kot vse
kar nama je zivljenje dalo
kaksen dan se mi zdi
da dojencek sem
ki ga se vedno storklja nosi.

Preko Mure preko Drave
prek Save vse do morja
morda se prek oceana
od zibelke do neba.
(2x)

Lahko bi bila idealen par
starckov na klopi v parku
in jumping jack flash
ki si mi ga dala v dar
se zdaj poskakuje v taktu

Zadnji avgust, poletje je slo
siva te naredi se lepso
dosti mene je ti
dosti tebe sem jaz
dosti mene se zdaj leti.

Preko Mure preko Drave
prek Save vse do morja
morda se prek oceana
od zibelke do neba.

Oltre la Mura

Potremmo essere una coppia ideale
con laurea e bambini,
anche questo ha il suo fascino,
appena adesso lo so,
con debiti e rate da pagare.

Sei sempre stata piu grande di tutto
cio che la vita ci ha dato,
a volte mi sembra
di essere un neonato
ancora portato in giro dalla cicogna.

Oltre la Mura oltre la Drava
oltre la Sava fino al mare,
forse anche oltre l’oceano
dalla culla al cielo.
(2x)

Potremmo essere una coppia ideale
di vecchietti sulla panchina nel parco
e il jumping jack flash
che mi hai regalato
ancora saltella a ritmo.

L’ultimo agosto, l’estate e andata,
il grigio ti fa ancora piu bella.
Molto di me sei tu
molto di te sono io
molto di me e ancora in volo.

Oltre la Mura oltre la Drava
oltre la Sava fino al mare,
forse anche oltre l’oceano
dalla culla al cielo.

Traduzioni dei testi musicali: Carlo Ghio

 

Una mattina al farsi del giorno
(Nekega jutra, ko se zdani)

Il primo raggio dal sonno gia si leva,
ecco, sull’acqua un chiarore si solleva
quando all’ultimo nel buio la forza svanisce
per cento altri il sole gioisce.

Una mattina al farsi del giorno
quando le menti si rasserenano
ognuno se ne va per il suo cammino.

Una mattina al farsi del giorno
quando le lacrime si asciugano
una mattina al farsi del giorno.


La, accanto alla vecchia stufa, come a volte in quelle giornate
con i cappelli sopra l’armadio e le mani infuocate,
ricordiamoci del vecchio canto che di tutti era,
le nostre risa risuoneranno piu fragorose della bufera.


Una mattina al farsi del giorno
quando le menti si rasserenano
ognuno se ne va per il suo cammino.

Una mattina al farsi del giorno
quando le lacrime si asciugano
una mattina al farsi del giorno.


Una mattina al farsi del giorno
quando le menti si rasserenano
ognuno se ne va per il suo cammino.

Una mattina al farsi del giorno
quando le lacrime si asciugano
una mattina al farsi del giorno.


Tradizioni dei testi musicali (prev.): Lucia Trusgnach

Quella chitarra nera
(Tista črna kitara)

Ero ancora il picollo Vladek,
Quando venivano da noi
-come sempre per le feste-
a suonare i baffuti zingari.
Mio padre andava in camera a prendere
quella chitarra nera
che aveva comprato
con la sua prima paga.

Signore, ha ancora qella chitarra
signore, quella chitarra nera ce l'ha
ancora ?
Signore, quella si che era buona.

Glielo chiedevano
anche in seguito,
ogniquvalvolta suonavano nell'osteria del
paese
e si avvicinavano durante le pause al
banco.
E le loro mogli,
quando venivano alla porta
a racimolare abiti usati,
amavano chiedere:

Signore, ha ancora quella chitarra,
signore, quella nera chitarra ce l'ha
ancora ?
Signore, quella era veramente buona.

Talvolta, quando vengo a casa,
mi siedo sotto i castagni
e bevo,
bevo con gli amici
che vivono ancora la.
Allora quasi sempre
a tavola
si mettono a suonare per noi
e chiedono,
visi infantili
dalla voce roca:

(Dialetto:) Signore, ha ancora quella
chitarra,
signore, quella nera chitarra ce l'ha
ancora ?
Signore, quella era buona,
quella era buona.


Al posto di chi sboccia il fiore
(Namesto koga roža cveti)

Qualche notte, quando dormo con
le cicogne
sotto una cortina di nebbia,
solo e in silenzio me ne sto tra loro,
soltanto le gambe sopra l'acqua.

Ma quando un raggio corrode il buio
ci destiamo dai sogni,
una palude di nuovi desideri
s'invola nel cielo.

Al posto di chi sboccia il fiore,
al posto di chi sono io,
quale pelle e la piu odorosa,
a quale canzone serve la mia voce?

Se invence l'erba sulla mia terra
fara nascere qualche fiore,
a taluni dara nell' occhio una goccia
silente
e agli altri il miele.

Al posto di chi sboccia il fiore,
al posto di chi sono io,
quale pelle e la piu odorosa,
a quale canzone occorre la mia voce.


Una mattina all' alba
(Nekega jutra, ko se zdani)

Il primo raggio ormai si alza dal sonno,
ecco, copra l'acqua e spuntata la luce.
Quando all' ultimo svanscono le forze nel
buio,
cent'altri gioiscono del sole.

Una mattina all' alba,
quando le teste si raffreddano,
ognuno se ne va per la sua strada.
Una mattína all'alba,
quando si asciúgano le lacrime,
una mattina all'alba.

La, acanto alla vecchia stufa, come a
volte nei giorni andati,
con i cappelli sull'armadio e le mani
calde,
ricordiamoci del vecchio canto che
apparteneva ancora a tutti,
piu fragorose delle tempeste risuoneranno
le nostre risate.


Gira e rigira
(Obrni, obrni)

Là dove le onde del fiume Mura
si velano di nebbia,
un vortice
invita nel profondo.
Il potente mugghio
mi colma di tenebrosa pasione,
sopraffando anche il mio cuore e la
mente.

Mi tormenta una breve
domanda, senza risposta:
o sulla riva
o nell'acqua ?
O questo o quello,
dimmi, cara,
che devo fare ora,
come sfuggire
a queste forze oscure ?

Non portar via troppo in fretta,
Mura, i miei giorni;
gira e rigira
ancora un sasso o due
oppure tre.

Il mio amore
zitto zitto volge altrove il capo,
lasciandomi solo soletto
con l'acqua.
Lá à dove le onde del fiume Mura
eronodo le proprie sponde,
il gorgo scrosciante
rotea il mio corpo.

Non portar via troppo in fretta,
Mura, i miei giorni;
gira e rigira
ancora un sasso o due,
d'altronde tra qualche anno
ci rivedremo.

Non portar via troppo in fretta,
Mura, i miei giorni,
gira e rigira
un altro sasso o due,
gira e rigira
ancora un sasso o due,
gira e rigira
ancora un sasso o due
oppure tre.

 

QUE SERA

Ero ancora candido come la prima pagina.
Ho chiesto alle stelle di svelarmi il mio destino.
Sarà lungo, sarà gradevole,
sara un cacciatore o una preda?

Que serà, serà,
avvenga ci? che deve avvenire,
imbrogliare non si pu?,
que serà, serà.

I maestri del corpo e dello spirito
mi palpano la fronte, misurano la testa.
Sara un incapace o un uomo ricco,
sara appuntito o angoloso.

Que serà ... (ritornello)

Ora ho riempito un mucchio di pagine,
chi me le rilega per farne un libro?
Dopotutto non m’importa e non mi dispiace,
tanto nessuno rimarrà.

Que serà ... (ritornello)


SUONAVA, SUONAVA
(Igrala je, igrala)

Veleggiava la galea sul mare,
incontrando spesso una fanciulla di Beltinci.

E tu con che cosa nutri i tuoi colombi,
i tuoi colombi?
Taglio me stessa e nutro
tutti i colombi, tutti i colombi!
E cosa dai da bere ai tuoi colombi,
ai tuoi colombi?
Verso le lacrime e disseto
tutti i colombi, tutti i colombi!

Suonava, suonava la banda di Rado,
ballava, ballava
la fanciulla di Beltinci.
Suonava, suonava la banda di Vlado,
danzava, danzava la fanciulla di Beltinci!




GIRA E RIGIRA
(Obrni, obrni)

Là dove le onde del fiume Mura
si velano di nebbia,
un vortice
invita nel profondo.
Il potente mugghio
mi colma di tenebrosa passione,
sopraffando anche il mio cuore e la mente.

Mi tormenta una breve
domanda, senza risposta:
o sulla riva
o nell’acqua ?
O questo o quello,
dimmi, cara,
che devo fare ora,
come sfuggire
a queste forze oscure?

Non portar via troppo in fretta,
Mura, i miei giorni;
gira e rigira
ancora un sasso o due
oppure tre.

Il mio amore
zitto zitto volge altrove il capo,
lasciandomi solo soletto
con l’acqua.
Là dove le onde del fiume Mura
erodono le proprie sponde,
il gorgo scrosciante
rotea il mio corpo.

Non portar via troppo in fretta,
Mura, i miei giorni;
gira e rigira
ancora un sasso o due,
d’altronde tra qualche anno
ci rivedremo.
Non portar via troppo in fretta,
Mura, i miei giorni,
gira e rigira
un altro sasso o due,
gira e rigira
ancora un sasso o due
oppure tre.



JOUŽEK *

Anno 18
I fucili tacciono
le esili dita
pizzicano le corde.
E a 14 anni per la prima volta si intorpidiscono
durante una notte musicale -
svanisce la rugiada.

A lacrime di gioia e di dolore
le tue dita trovano tracce.
Sia un re o un mandicante
una sposa o un vagabondo,
queste mani infantili
e il nome di Kociper.

Ai banchetti nuziali
e nel mondo luminoso -
a volte prete
a volte poeta.
Fino a ieri, in fondo, tutti
facevano parte della Banda
ora sono rimaste
dita nodose.

A lacrime di gioia e di dolore
le tue dita trovano tracce.
Sia un re o un mendicante
una sposa o un vagabondo,
queste mani nodose
e un nome infantile.

Le tue mani nodose, ciccione
e il tuo nome infantile,
Jou`ek, aspettami
in fondo a questa strada.

____________

* Forma gergale di Jožek (Beppe o Pino o Pinuccio), diminutivo di Jože (Giuseppe).
Nome di un membro della Banda.



LONTANO IL MIO PAESE NATIO

(Daleč je moj rojstni kraj)

La foto già ingiallisce,
la foto, i tuoi e tu,
le scarpette e il vestito nuovo, la gubane e fragrante,
e la tua mamma,
cosi bella cosi snella!

Chi e l’uomo seduto
e la ragazza che ti tiene in grembo?
Qua si erge adesso un nuovo fabbricato,
tutto sembra come ieri,
eri davvero un bimbo carino!

Lontano, lontano,
adesso e lontano
il mio inizio e il mio paese natio.

Sui monti cala il crepuscolo
ora accendo le luci,
i lunghi anni hanno offuscato
lo splendore dei miei occhi
e la fotografia diventa ogni giorno
più sbiadita.

Lontano, lontano,
adesso e lontano
il mio inizio e il mio paese natio!



GIUBILO E PIANTO
(Vriskanje in jok)

Ieri e morto un matto,
l’artista del paese, insomma un matto
a tutti oggetto di scherno,
a tutti specchio del proprio successo.

Si e portato con sé solo il sorriso,
l’infantile audacia, lo sguardo ingenuo,
il raggio degli occhi, fulgido e pungente.

Che si senta il giubilo e il pianto,
che ci accompagnino anche nell’estremo cammino!

Ieri e morto il cielo,
azzurro, intatto,
a tutti meta agognata,
mai intrappolato, remoto come un sogno.

Si e portato con sé solo il richiamo
cip, cip, cip di uccelli solitari,
l’ultima lucciola nell’oscurità
che s’illumina e vola via.

Che si senta si il giubilo e il pianto,
che ci accompagnino anche nell’ultimo cammino!



LE BIANCHE STELLINE

(Zvezdice bele)

Le bianche stelline si ordinano in schiere,
preparano tutto prima che annotti.
Riempiono i grandi e i piccoli carri
e li mettono sulla via lattea.

Cos’e ciò che lassù si cela
nel puntino bianco sopra il monte?

Le bianche stelline ci dispiegano la sorte
sul lontano e nero firmamento,
sagittari, acquari, vergini e arieti
ammiccano di notte in notte.

Cos’e ciò che lassù si nasconde
nei bianchi puntini sopra il monte?
Là sopra il monte e sopra l’acqua,
là i puntini bianchi piovono sulla terra incantata.

Le bianche stelline scorrono tra le dita
finché l’occhio non si stanca,
sagittari, acquari, vergini e arieti
annunciano dicembre o maggio
annunciano il principio o la fine!



IL TUO MATTINO
(Tvoje jutro)

Le ombre notturne trascolorano in giorno
nella nebbia sopra l’acqua un vecchio mulino,
gli ultimi sogni cedono il passo
ai più bei ricordi.

Il primo fischio incrina l’aria
e un raggio di sole diventa rorido,
sui tetti della città, nelle teste,
nel cuore e nelle cantine
un altro giorno si sta destando.

Mattino nuovo, giorno nuovo!

Talvolta, raramente,
ti sembra magnifico
di essere vivo,
senza dolori,
e che ti risveglia
il più bel raggio,
al quale si sottraggono i tuoi occhi.

Questo e il tuo mattino, il tuo giorno!



PUR DI AVERTI
(Če bi te imel)

Fiori di un rosso vivo olezzano invitanti
tra le spine che trafiggono
il cuore dell’usignolo.
Attraverserei a nuoto perfino il fiume Mura
rinnegherei il mio nome
conficcandomi come una zecca
nel tuo cuore.

Ti procurerei una giornata più bella
contando i tuoi giorni e le mattine
nel tuo palmo metterei in serbo gocce di pioggia,
pur ti averti,
pur ti averti.

Confonderei le orme
mi tingerei i capelli
scagliandomi come un cane
tra le tue gambe.

Ti procurerei una giornata più bella
contando i tuoi giorni e le tue mattine
mettendo in serbo nel tuo palmo gocce di pioggia,
pur di averti,
pur di averti.



DOMENICA BIANCA

(Bela nedelja)

Domenica bianca
non c’e pace in me
le ombre mi accompagnano giorno e notte
il profumo dei crisantemi
non ti risveglierà mai.
Una nera carrozza
ti ha portato in cielo.
So che gli angeli
non ti lasciano più oltre,
ma almeno permettano
solo a me di raggiungerti
questa domenica.

Domenica bianca
e le ombre si addensano
il cuore mi sussurra
di por fine oggi a tutto questo
e dopo,
quando le lacrime e i ceri risplenderanno,
mettetevi piuttosto a cantare,
affinché vi possa udire in cielo.
Cara,
che il mio canto
non turbi il tuo sonno,
nel bianco silenzio
baciamoci a vicenda
questa domenica.



I CORVI
(Vrane)

Ai corvi piace stare insieme
cinque siedono su un ramo
e allo sparo di un fucile
cade un corvo
dimmi, quanti ancora
quanti siedon ancora li.*

Ai cacciatori piace stare insieme
cinque occupano un seggio,
cambia il vento
cade l’ordinamento**
dimmi, quanti ancora
quanti siedon ancora li!

Se non indovini, chiedi alla civetta
che non dorme mai!

Il corvo non strappa gli occhi al corvo,**
il cacciatore sorregge il seggio al cacciatore!

Ora i lupi sono gentili
le pecore mordono rabbiose
ora i cervi sono lenti
ed hanno fretta solo le lumache
adesso anche I ghiri davanti alle tane
si espongono al sole;
gli orologi tic tac camminano,
ma le lancette stanno ferme,
dimmi, quanti ancora
quanti siedon ancora li!
__________

* Indovinello noto a tutti gli sloveni. Dopo lo sparo non resta nessun corvo,
infatti, uno cade ucciso e gli altri pigliano il volo.

** Politico, naturalmente.

*** Proverbio sloveno, equivalente all’adagio italiano “cane non mangia cane.”

**** Traduzioni dei testi musicali: Jolka Milič.